Oltre l’orizzonte piatto: viaggio a piedi e a ritmo lento tra le Lomadas Entrerrianas
L’Argentina che si fissa nell’immaginario collettivo è quasi sempre una terra di estremi. Da un lato la verticalità geometrica e spietata delle Ande, dall’altro l’orizzonte infinito e ipnotico della Pampa, una linea retta che taglia in due il cielo e la terra senza concedere nulla all’immaginazione. Esiste però un pezzo di paese che sfugge a questa dittatura della pianura e della roccia. Per trovarlo bisogna superare il corso monumentale del fiume Paraná ed entrare nella provincia di Entre Ríos, letteralmente “terra tra i fiumi”. Qui, il paesaggio decide improvvisamente di incresparsi. Non si tratta di montagne e nemmeno di vere e proprie colline nel senso europeo del termine; gli abitanti le chiamano lomadas o cuchillas. Sono ondulazioni dolci, pieghe del terreno che si susseguono come onde di un oceano verde e color argilla, modellate da millenni di erosione idrica e dal soffio costante dei venti del litorale.
Attraversare le Cuchillas significa rallentare. Significa accettare che la linea retta ceda il passo alla curva e che la freccia del tachimetro si abbassi, soprattutto quando si abbandonano le grandi arterie asfaltate come la Ruta 14 o la Ruta 12 per addentrarsi nelle strade provinciali in terra battuta, il ripro, che cambia colore a seconda della luce del giorno, passando dal giallo ocra al rosso mattone. È un viaggio che richiede occhi attenti e una buona dose di curiosità, lontano dai circuiti del turismo di massa che spinge i viaggiatori verso i ghiacciai del sud o le cascate del nord. Qui il lusso è lo spazio, il silenzio rotto solo dal fruscio del vento tra le piume dei nandù e la densità di una cultura rurale che resiste ai ritmi della modernità.
La geografia del respiro: come nascono le Cuchillas
Per capire il carattere di questa regione bisogna comprenderne la spina dorsale. Le Lomadas si dividono storicamente in due grandi sistemi che corrono paralleli, come i fiumi che delimitano la provincia: la Cuchilla Grande a est, che guarda verso il fiume Uruguay, e la Cuchilla Grande de Montiel a ovest, rivolta verso il bacino del Paraná. Non cercate vette da scalare; l’altitudine massima supera di poco i cento metri sul livello del mare. Eppure, la sensazione visiva è quella di una costante ascesa e discesa, un movimento ondulatorio che disorienta e affascina.
Questo rilievo così particolare ha definito l’intera storia antropologica e biologica della regione. Mentre le valli, più umide e fertili, sono diventate il rifugio di una vegetazione idrofila e il terreno ideale per l’agricoltura, le creste delle colline sono rimaste per secoli il regno della savana litoranea, dell’albereto aperto e del pascolo. Camminare lungo queste dorsali offre una prospettiva unica: lo sguardo non è mai bloccato da barriere improvvise, ma si allunga per chilometri, seguendo le linee dei recinti che delimitano le proprietà e i boschi nativi di ñandubay, algarrobo e espinillo che punteggiano il territorio.
Sulle tracce dei Baqueanos: la cultura gaucha oltre il mito
Se c’è un luogo in Argentina dove la figura del gaucho non è un travestimento per turisti ad uso e consumo di uno spettacolo serale, è proprio l’interno di Entre Ríos. Nelle piazze dei piccoli paesi come Villaguay, Rosario del Tala o Federal, incrociare uomini a cavallo con le bombachas de campo (i larghi pantaloni tradizionali), le cinture ornate di monete d’argento (rastras) e il coltello (facón) infilato nella schiena è la normalità quotidiana.
Durante il mio percorso lungo le rotte interne, ho avuto la fortuna di fermarmi in un’antica tenuta di campagna, l’Estancia La Cuchilla, una struttura che conserva ancora le mura spesse in mattoni cotti al sole e i porticati profondi progettati per ripararsi dal sole estivo. Qui la giornata inizia prima dell’alba, quando l’aria è ancora pungente e la nebbia si alza lentamente dalle valli. Il primo rito è sempre il mate, consumato rigorosamente amaro, passando la zucca di mano in mano in un silenzio quasi religioso, interrotto solo dal rumore del bollitore.
Partecipare a una giornata di lavoro nell’estancia permette di osservare da vicino l’abilità dei baqueanos, le guide e i cowboy locali che conoscono ogni palmo di queste colline. Il loro orientamento ha qualcosa di magico: riescono a leggere la direzione del vento, la consistenza del terreno e il comportamento degli animali per prevedere un temporale o ritrovare un vitello smarrito nelle zone più fitte del monte (il bosco intricato locale).
Se vi capita di viaggiare in concomitanza con una doma o una fiesta criolla, fermatevi. Non sono eventi costruiti per le macchine fotografiche. Sono i momenti in cui le comunità rurali si riuniscono per testare l’abilità dei cavalieri nel domare cavalli non ancora addestrati, per ballare il chamamé (la musica sincopata e malinconica del litorale) e per condividere l’asado con cuero, la carne cotta lentamente alla brace con tutta la pelle, una tecnica che mantiene i succhi intatti e regala un sapore unico, impossibile da replicare nei ristoranti di Buenos Aires.
Biodiversità nascosta: la vita tra i boschi di Montiel e le lagune
La fauna e la flora delle Lomadas Entrerrianas richiedono una disposizione d’animo particolare: non è la giungla tropicale dove tutto è esuberante e manifesto; è un ecosistema che si rivela a chi sa aspettare. La vegetazione autoctona è dominata dal Bajo de Montiel, un’estesa e fitta boscaglia spinosa che un tempo copriva gran parte della provincia. Qui gli alberi non crescono alti, ma hanno tronchi contorti e legni durissimi, adattati a resistere sia alle stagioni secche sia alle piogge intense.
Camminando lungo i sentieri che portano a riserve naturali meno note, come la zona di El Sauce, ci si rende conto di quanto la vita brulichi sotto la volta bassa dei rami. Dimenticate i grandi predatori o le specie esotiche spesso associate erroneamente a queste latitudini: i veri padroni di casa qui sono i capybara (chiamati localmente carpinchos), i roditori più grandi del mondo, che passano le giornate a mollo lungo i corsi d’acqua e le lagune isolate come La Peregrina. Muoversi in kayak all’alba su queste acque ferme è un’esperienza quasi ipnotica. Il silenzio è interrotto solo dal richiamo d’allarme di un chajá, un grande uccello palustre dal grido metallico che funge da vera e propria sentinella della palude, o dal volo radente del martin pescatore.
Nelle zone più aperte e sabbiose, dove le colline si fanno più brulle, è facile avvistare gruppi di nandù (i grandi uccelli corridori simili agli struzzi) che corrono veloci paralleli alle recinzioni, e famiglie di volpi grigie che osservano curiose il passaggio dei rari viaggiatori. Per gli amanti del birdwatching, le Cuchillas sono un paradiso sottovalutato: oltre trecento specie di uccelli popolano la regione, tra cui il coloratissimo cardinale d’aria e diverse specie di rapaci che sfruttano le correnti ascensionali generate dalle colline per cacciare nei pascoli sottostanti.
La Via dei Sapori: formaggi, mate e l’eredità dei coloni
Il paesaggio umano delle Lomadas è il risultato di un formidabile incrocio di culture. Accanto alla matrice originaria gaucha e indigena, la fine dell’Ottocento ha visto l’arrivo massiccio di coloni europei: svizzeri, tedeschi del Volga, italiani ed ebrei ucraini (i celebri “gauchos ebrei” descritti da Alberto Gerchunoff). Questa stratificazione si riflette in modo evidente sulla tavola e nell’economia locale.
Esplorare la regione significa anche fare un viaggio gastronomico attraverso le sue piccole fabbriche artigianali di formaggio (fábricas de quesos). La produzione si basa sul latte di mucche che pascolano liberamente sulle colline, il che conferisce ai prodotti una complessità aromatica unica. Il re incontrastato delle tavole locali è il Queso Mar del Plata (o queso de postre), un formaggio a pasta semidura, occhiato e dal sapore leggermente piccante, perfetto da consumare insieme al dulce de leche fatto in casa, denso e dal retrogusto di vaniglia, in quella combinazione dolce-salata che gli argentini chiamano “vigilante”.
Per assaggiare queste prelibatezze nel loro contesto originario, bisogna cercare i boliches. Queste strutture, a metà strada tra lo spaccio di campagna, la taverna e il centro sociale, sono il cuore pulsante delle zone rurali. Spesso situati agli incroci delle strade sterrate, i boliches conservano banconi in legno scuro consumati dal tempo, scaffali pieni di bottiglie storiche e barattoli di conserve. Sedersi qui, ordinare un tagliere di salumi locali (imperdibili i salami in stile piemontese o friulano prodotti nelle colonie) e ascoltare le discussioni degli anziani sui prezzi del bestiame o sull’ultima siccità è il modo migliore per capire la vera anima di Entre Ríos.
Logistica e sopravvivenza: consigli per un viaggio fuori traccia
Viaggiare nelle Lomadas Entrerrianas richiede spirito d’adattamento e una pianificazione diversa rispetto alle mete turistiche convenzionali. Non aspettatevi resort di lusso o infrastrutture iper-sviluppate; la ricchezza qui sta nell’ospitalità genuina delle estancias e delle piccole locande a conduzione familiare.
Quando andare
Il clima della provincia è subtropicale umido, il che significa che l’estate (da dicembre a marzo) può essere torrida e soffocante, con temporali improvvisi che trasformano rapidamente le strade di terra in fango impraticabile. Il periodo ideale va da aprile a ottobre. Durante l’autunno e la primavera le temperature sono miti, le giornate limpide e i colori della vegetazione virano verso tonalità calde e dorate, ideali per la fotografia di paesaggio. Le notti invernali possono essere fredde, ma il cielo stellato delle colline, privo di inquinamento luminoso, ripaga ampiamente del calo termico.
Come muoversi
Il mezzo migliore per esplorare la regione è senza dubbio l’automobile, preferibilmente un veicolo con una buona altezza da terra (un SUV o un 4×4 non sono strettamente necessari se il tempo è asciutto, ma offrono una sicurezza in più sulle strade sterrate). I punti di partenza principali sono le città di Paraná (la capitale provinciale sulla sponda dell’omonimo fiume) o Concordia (sul fiume Uruguay). Da qui ci si può addentrare lungo le rotte interne. È fondamentale viaggiare sempre con il serbatoio pieno, poiché le stazioni di servizio nei paesi più piccoli possono rimanere sprovviste di carburante, e avere sempre con sé una mappa cartacea o mappe digitali scaricate offline, dato che la copertura della rete cellulare scompare non appena ci si allontana dai centri urbani principali.
Cosa mettere nello zaino
Il terreno delle Lomadas è composto principalmente da sedimenti argillosi e sabbiosi. Per le escursioni a piedi o a cavallo sono indispensabili calzature robuste, chiuse e già collaudate (ottimi gli scarponcini da trekking leggeri o le scarpe da trail running). L’abbigliamento dovrebbe essere a strati: le mattine sono fresche, mentre il sole di mezzogiorno può scaldare notevolmente. Non dimenticate un buon cappello a tesa larga, occhiali da sole e una protezione solare ad alto spettro, poiché l’irraggiamento sui crinali delle colline è costante. Infine, un buon repellente per insetti è vitale, specialmente se ci si avvicina alle zone lacustri o ai corsi d’acqua durante il tardo pomeriggio.
La curva del tramonto
Se c’è un’immagine che riassume l’esperienza delle Cuchillas, è quella di un tramonto visto dal punto più alto del Camino de las Cuchillas. Quando il sole inizia a scendere verso il grande specchio del fiume Paraná, la luce taglia il paesaggio in modo quasi orizzontale. Le colline smettono di essere semplicemente verdi e si tingono di sfumature che vanno dal viola all’arancione bruciato. Le ombre si allungano a dismisura, disegnando i contorni di un’Argentina segreta, che non ha bisogno di gridare per farsi notare.
In quel momento, mentre l’aria rinfresca e il fumo di qualche asado in lontananza comincia a salire dritto nel cielo calmo, si capisce che il vero valore di questo viaggio non sta nel collezionare attrazioni da spuntare su una lista, ma nel ritrovare un tempo umano, fatto di terra, di sguardi franchi e di orizzonti che si muovono al ritmo lento dei propri passi.